venerdì 8 aprile 2011

Ponderando: Un testimonial non vi salverà

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Avviso ai lettori di questo Ponderando: l’argomento del post è toccante ma allo stesso tempo va trattato con delicatezza. Spero di non urtare la sensibilità di qualcuno con le mie parole e opinioni. Se così fosse, vi prego di non commettere il mio errore e di non controbattere con commenti rudi, ma dimostratemi che sapete fare di meglio. I commenti sono aperti a chiunque ma moderati, non voglio assolutamente fare la censuratrice di turno, perciò discutiamone nel miglior modo possibile. Grazie.

Premessa: sono sempre scettica nei confronti di testimonial e volti pubblicitari più o meno noti. Suvvia signori, chi crede che l’attrice dal cachet di milioni di dollari utilizzi la crema venduta al supermercato o i jeans indossati da noi comuni mortali? Vi fidate di George Clooney che elargisce consigli sul collegamento ad Internet? Per non parlare di quando la vostra marca preferita ingaggia quella soubrette che vi fa venire l’orticaria al solo sentirla nominare.

Ma su questo si è già detto tanto e non trovo sia un argomento abbastanza profondo da ponderarci sopra. Al contrario di una recente notizia, che molte di voi già conoscono e hanno anticipato: la nuova ambasciatrice L’Oréal è Aimee Mullins, 35enne americana. Atleta, modella e musa di Alexander McQueen e del cinema d’avanguardia. Intelligente, ironica, bellissima e senza gambe dall’età di un anno. Correva sulle speciali protesi di carbonio prima di Oscar Pistorius.

Aimee Mullins. Immagine trovata sul Web.

La storia di Aimee è di quelle che ti fanno pentire di tutte quelle volte in cui hai maledetto il tuo corpo per una sciocchezza, quando nella tua fragilità le apparenze sembravano il freno all’affermarsi di quello che hai dentro. Cercatela. Ascoltarla fa riflettere, e qui va un piccolo “grazie” alla L’Oréal per averla fatta conoscere ulteriormente, ma certo non sarà l’acquisto di un cosmetico a infondere la forza di questa donna in chi da sempre annega nell’autocommiserazione e nell’incapacità di accettare il proprio fisico.

Trovo un po’ triste che la testimonianza di Aimee arrivi alle orecchie delle persone associata al nome di qualcuno che vende prodotti. È come se fosse “sporcata” dalla pubblicità e dall’avidità di denaro, e per questo in molti sceglieranno di non interessarsi. La multinazionale francese della cosmetica è stata oggetto di numerose accuse: sperimentazione animale, pubblicità ingannevole, altra pubblicità ingannevole, far cartello per aumentare i prezzi ma soprattutto discriminazione razziale. Un’accusa che stride parecchio con la nuova portavoce, dal momento che la discriminazione ferisce anche i portatori di handicap. Scegliere una testimonial “diversa”, che sia per il colore della pelle, il suo sesso o il suo corpo, è un gesto che conserva la sua forza soltanto se si opera con la stessa coerenza anche nei confronti dei collaboratori meno blasonati, dei consumatori e di tutto l’ambiente. Altrimenti è come cospargere di glassa una torta bruciata: il suo aspetto invoglia a prenderne un boccone, ma il sapore ce la farà gettare via… amareggiati. E non basteranno soldi devoluti in beneficenza o iniziative simili a togliere l’amaro di bocca.

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D’altra parte spero che anche noi consumatori non ci limitiamo ad applaudire (o dichiararci scettici) innanzi a queste trovate senza poi fare nulla di concreto. Il discorso della coerenza vale anche per noi, mettere buone parole e pollici in su è pura ipocrisia se mascherano discriminazione e ignoranza.

12 commenti:

  1. Non sapevo nulla della storia di questa nuova testimonial. Non ho idea del perché l'abbiamo scelta ma non voglio pensare male: mi fa piacere che l'abbiano fatto perché è forse il miglior modo per farla conoscere da un gran numero di persone.

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  2. Più che pensar male, spero solo siano più coerenti con la loro strategia pubblicitaria.

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  3. Non conoscevo Aimee.. sicuramente men che meno l'avrei conosciuta come testimonial l'oreal perchè è parecchio che non compro più nessun loro prodotto..personalmente trovo che la scelta di questa ragazza come testimonial sia una furba scelta di mercato per riabilitarsi nei confronti dei consumatori.. ovviamente nulla da togliere a questa grande donna che ha avuto il coraggio di non abbattersi nonostante il suo handicap.. ma non riesco a trovare nulla di nobile nelle azioni di marketing di questa casa cosmetica purtroppo..

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  4. Bel post. Ammirevole lei e curioso che l'abbiano scelta. Davvero ci credono o è una strategia comunicativa?
    Dopo che "mi" hanno comprato/inquinato The Body Shop non li amo particolarmente.

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  5. a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. sn d'accordo su tutto quello che hai scritto. anche io ne ho parlato sul blog e molte la pensano come noi... conoscendo l'oreal.... -.-

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  6. Interessantissimo arogmento, grazie per averne trattato
    Devo dire di aver avuto alcuni dei tuoi stessi pensieri.
    All'inizio, appena letta la notizia, ho sorriso, e ho pensato, vedi che anche la pubblicità si piega alla forza interiore di una grande persona, poi mi sono data dell'ingenua, e ho pensato, sono solo soldi, quelli di Lei, quelli della L'Oreal, e in definitiva si tratta dei soldi di noi consumatori.
    Tutto già visto, e ho chiuso il giornale sorridendo di me stessa.
    Dunque sono passata leggera sulla cosa, non l'ho vissuta come un tradimento o una cosa positiva, ma solo ho preso atto di quel che è, una questione di soldi, è "solo" marketing, niente più e niente meno
    E ovviamente continuo a pensare sempre peggio di L'Oreal, e a proseguire nel mio (vano) tentativo di driblare i loro prodotti (che tanto è una guerra persa perché è peggio di Matrix O.o), inciampando poi sui miei stessi passi (perché stravedo per uno dei loro shampoo, quindi ci sono dentro anch'io mani e piedi....), ma non demordo eh, continuerò a (tentare di) evitare Gillette e il loro banchetto di cosmetici e compagnia briscola! (e anche per lo shampoo staremo a vedere )
    Bel post!

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  7. @JoJo: Non credo ci sia nulla di buono in nessuna strategia pubblicitaria di ogni azienda. Se vogliono dimostrare qualcosa, come ho scritto, dovrebbero cominciare agendo correttamente con tutti.

    @Maisenzasmalto: Grazie. Ci crederanno? Mah...

    @Cri: avevo visto la notizia proprio sul vostro blog, non ho voluto commentare per evitare "risse" in casa altrui.

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  8. @Cipria: Grazie a te e a tutte per aver letto. Neppure io grido al tradimento o all'indignazione, però ho voluto constatare ad alta voce che una campagna pubblicitaria "politicamente corretta" non fa dimenticare altri comportamenti negativi nei confronti di consumatori e dipendenti dell'azienda. È nascondersi dietro ad un dito.
    Riguardo al boicottare i prodotti, potete vedere da altri miei post che non è nelle mie corde. Ma per spiegarne le ragioni ci vorrebbe un altro "Ponderando"... :)

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  9. E hai fatto bene, a volte dirsi le cose per come stanno ci aiuta a riflettere su un mercato che tutte amiamo molto, ma che resta pur sempre un mercato

    Grazie davvero, anche per il garbo con cui hai affrontato l'argomento, ho proprio gradito questo tuo intervento!

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  10. @Cipria: Grazie per i complimenti! :)

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  11. Bellissimo post, trattato (come è già stato detto) con molto garbo e un ottimo italiano ^_-. Purtroppo ho un cattivo rapporto con la L'oreal (vivisezione._.) come azienda, e non credo nella loro buona fede circa questa scelta. Penso invece che sia una trovata per modificare almeno in superficie la loro immagine...
    Se avessero voluto fare qualcosa di veramente *forte*, avrebbero smesso di vivisezionare e sperimentare sugli animali, ovvero avrebbero fatto qualcosa di interno per cambiare l'azienda, non qualcosa di esterno e puramente visivo. Anche perchè siamo in un secolo "socialmente impegnato" (almeno superficialmente), quindi fare una cosa del genere è già un successo in partenza ._.

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  12. Grazie Takiko. Mi è piaciuta la frase "secolo socialmente impegnato", in effetti sono tantissime le iniziative in tale senso ma paradossalmente aumentano disparità, ingiustizie e pregiudizi.

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