giovedì 4 ottobre 2012

Ponderando: Cattive ispirazioni

Autore: vxdigital @ sxc.hu

A quale oriente si riferisce Pupa nella sua collezione autunnale?

Appena ho letto i primi comunicati stampa relativi alla collezione autunnale 2012 della Pupa, chiamata China Doll, ho notato la discrasia tra la Cina, che dà il nome all’edizione limitata, e la giapponesissima figura della geisha, nominata nel comunicato stampa e raffigurata sulla cialda del fard. Una traduzione intuitiva potrebbe essere “bambola cinese”, ma non volevo credere che una marca affermata potesse commettere uno strafalcione così grossolano. Forse China doll è un nome inesatto per indicare delle bambole tradizionali giapponesi, similmente a quanto successo per la zuppa inglese?

Come intuibile (che senso avrebbe avuto il post, altrimenti? Occhiolino), la risposta è no; una china doll non ha nulla a che fare né con il Giappone né con la Cina: è una bambola di porcellana fine smaltata (materiale chiamato china in inglese), realizzata originariamente in Germania e che non rappresenta – perlomeno di norma – donne dalle fattezze asiatiche. L’unico legame con queste ultime è l’utilizzo del termine negli Stati Uniti per indicare lo stereotipo sessista e razzista della donna orientale servile, col solo scopo di compiacere il suo uomo.

Una china doll. Autore: Bellsonherfingers [CC-BY-3.0], tramite Wikimedia Commons

Prestando un po’ di attenzione al tema della collezione e al modo in cui è stato sviluppato e pubblicizzato, ci si accorge di come questo non sia l’unico granchio preso da Pupa. Troviamo, mescolati senza alcun senso apparente, elementi provenienti dalle culture giapponese e cinese:
  • Geishe e kimono (nei nomi di alcune tonalità) dal Giappone;
  • Il blu Cina, la giada, Shangai e il cheongsam (l’abito che indossa la modella) dalla Cina.
A questo punto è lecito chiedersi quale sia il tema portante di questa edizione limitata. Le geishe giapponesi? Non si direbbe: i prodotti proposti e il look realizzato non vi hanno nulla a che fare. Ammirate delle vere maiko e geishe con il trucco tradizionale: viso bianco e rigorosamente mat per dare l’impressione di una maschera, occhi truccati con una linea di eyeliner nero e del rosso agli angoli esterni; sempre il rosso è usato per definire le sopracciglia e le labbra che, secondo i canoni estetici dell’antico Giappone, dovevano apparire sottili (a dispetto dei rossetti volumizzanti). Non vi è nulla di perlato o luccicante, come accade nella collezione Pupa, dove compare anche un illuminante in penna. Riferimento alla lucente porcellana smaltata delle bambole teutoniche? ...boh! È naturale che una collezione non trasponga perfettamente la sua ispirazione (del resto parliamo di un trucco tradizionale da cerimonia), ma un conto è reinterpretare e aggiornare, un altro è stravolgere tutto.

Autore: Todd Laracuenta [CC BY-SA 3.0], tramite Wikimedia Commons

Forse il tema è l’oriente in generale? Continuo ad avere dubbi: innanzitutto l’estremo oriente non si limita a Cina e Giappone. Inoltre trovo difficile individuare un nesso tra alcuni colori e il loro nome. Vedasi lo smalto Pearly Jade, che perlomeno nelle foto – ufficiali e non – sembra più un teal; il rossetto Shangai Nude (cosa associa Shangai a questo colore?); l’ombretto e la matita Kimono Pink (i kimono esistono in molte colorazioni, si potrebbe far seguire questa parola da qualsiasi colore) e l’ombretto e la matita China Doll Blue, che mescolano il blu Cina con le già citate bambole tedesche. La mia impressione è che sia stata disegnata per prima la collezione e solo in seguito le si sia “affibbiato” un tema. Se si fosse chiama “Autumn Flowers” o “Lushous Gems” (i primi nomi che mi son venuti in mente) sarebbe cambiato qualcosa?

Una maiko ("apprendista geisha"). Autore: Joi Ito [CC BY 2.0]

Seppur secondario alla qualità dei prodotti, credo che il tema di una collezione sia un elemento da non sottovalutare: fornisce quel plus che, in determinate circostanze, fa preferire un prodotto ad un altro o crea un bisogno nuovo nel consumatore. Il fard Orgasm sarebbe stato ugualmente famoso senza quell’allusione nel nome? Più volte mi è capitato di desiderare (e anche acquistare) un prodotto superfluo solo perché legato a qualcosa che apprezzavo. Viceversa, associazioni stereotipate, temi banali o sviluppati in modo frettoloso possono allontanare un potenziale acquirente e abbassare l’immagine del marchio. Da sarda, ho gradito l’idea di Priti NYC di dedicare una collezione di smalti alla mia isola, ma quando ho visto quelle quattro boccette blu dai nomi per nulla familiari sono rimasta delusa: in Sardegna c’è altro oltre alle spiagge e, se blu doveva essere, sarebbe stato un tocco gradito utilizzare i nomi di cale e litorali, piuttosto che quelli di fiori e piante originari di altri continenti.

Immagino che esista una figura professionale addetta alla progettazione dell’”anima” dei prodotti e, malgrado io sia così ignorante da non conoscerne il nome, intuisco che documentarsi faccia parte della sua professione, insieme all’estro creativo e alla capacità di “fiutare” le mode. Come consumatrice e appassionata di cosmetici, mi duole dirlo, ritengo che in questo caso l’opera di documentazione sia stata superficiale e frammentaria. Per scovare la definizione di china doll ho impiegato pochi minuti con Google e Wikipedia, sono sicura che un professionista abbia a disposizione mezzi e materiali ben superiori a questi

Non nego che, dal mero punto di vista “materiale”, la collezione mi sia piaciuta: sono tonalità e finish che gradisco e il fard con la stampa è un oggetto davvero grazioso. Avrei potuto tranquillamente provare ed acquistare qualcosa, qualora ne avessi avuto il desiderio, anche se conscia di ciò che avete appena letto.

Cosa ne pensate? Vi è capitato di acquistare (o “boicottare”) un prodotto a causa dell’argomento usato come ispirazione, o del modo in cui questo era stato sviluppato?

53 commenti:

  1. Ti ho già detto che amo i post ponderando? Te lo dico ora :)
    Anche io avevo notato queste incongruenze in questa collezione ma non ci avevo dato molto peso.
    In effetti il tema di una collezione da quel tocco in più. peccato per questa leggerezza.

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    1. Grazie!

      In realtà di incongruenze ce ne sono molte anche in altre collezioni (quante citano l'ultima di Kiko?) ma, a parer mio, con questa Pupa ha preso cantonate davvero grosse.

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  2. tesoro, il fatto è semplice: l'Oriente "tira" sempre. Hanno messo nomi a caso, colori a caso, marketing a bestia, scelto testimonial "popolari" che si facessero pochi scrupoli.. il pranzo è servito xD

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    1. d'accordo al 100% con m. luisa

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    2. Sicuro, ma penso che, in questo modo, abbiano corso il rischio di perdere l'appoggio proprio di coloro che amano le culture dell'estremo oriente.

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  3. Mmm, bella domanda! Non credo di aver mai "boicottato" un prodotto perché la presunta ispirazione c'entrava come i cavoli a merenda. :D Criticato, alzato il sopracciglio, preso per i fondelli decisamente sì!
    Mi è anche capitato di acquistare un paio di prodotti per via dell'argomento usato per l'ispirazione, nella fattispecie un paio di rossetti della Venomous Villains di MAC, passata alla mia personale storia come la "collezione delle follie" per quello che ho fatto per averla. :D
    Riguardo al discorso dei nomi "invitanti", non posso che concordare con te: per rimanere in tema col tuo esempio, io stessa ho pensato di acquistare Orgasm solo per il nome!!!! xD
    Proprio l'altro giorno dibattevo su un acquisto: volevo comprare l'OPI I have a herring problem o l'OPI I don't give a Rotterdam. Sono piuttosto simili e non li volevo entrambi. Se avessi dovuto scegliere solo sulla base della preferenza, avrei detto il primo senza battere ciglio. Invece ci ho pensato su giorni e giorni perché sono una fan sfegatata di Via col Vento e I don't give a Rotterdam è un nome troppo fico ed allusivo!!!! Alla fine ho optato per quello che mi piaceva di più e ciccia, ma quante seghe mentali per arrivare a questa decisione, e tutto per un nome...!

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    1. Boicottaggi veri e propri neppure io, anche se ammetto che se fossi un'acquirente MAC avrei boicottato la collezione Rodarte, tristemente famosa per i richiami ai femminicidi di Ciudad Juarez. Fortunatamente hanno fatto loro il passo indietro.

      Pensa che io non resisto ai prodotti con i nomi delle canzoni che amo, e devo amare troppe canzoni con titoli troppo banali, dal momento che la tentazione è frequente. Per (s)fortuna, si tratta spesso di prodotti o colori che non amo, e faccio appello alla razionalità.

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  4. Io penso che amo questi tuoi post. Sei sempre attenta e accurata ed è raro e prezioso ascoltare una voce fuori dal coro, autonoma e indipendente. Grazie:)

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  5. bellissimo post! in effetti dare nomi un po' a casaccio alle collezioni crea associazioni erronee ... in questo caso palesemente erronee, soprattutto se si è appassionati di Oriente, Giappone o temi affini eheheh :)

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    1. Vero? Alla fine a Pupa sarebbe convenuto documentarsi un minimo, avrebbero risparmiato una brutta figura.

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  6. Ohhh... Questo post è stato condiviso nella pagina fb del mio blog tanto sono d'accordo. Io sono laureata in lingue e culture orientali (in giapponese, ma con una buona infarinatura pure di cinese) e quando leggo questa pochezza e ignoranza nel dare etichette mi viene il nervoso. E' il solito eurocentrismo: l'oriente è lontano, diverso... esotico. E chissene se sbagliamo i nomi, tanto è una idea vaga e per nulla defito. E poi ci arrabbiamo quando un orientale non sa qualcosa della nostra cultura... Bah.

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    1. Grazie mille Alessandra!

      Bisognerebbe fare attenzione a tutte le tematiche, ma soprattutto a quelle più sensibili, come questa. Io capirei perfettamente una persona ignorante (del resto un po' tutti lo siamo), ma da un'azienda e da chi ci lavora è grave tirar fuori stereotipi del genere.

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  7. Assolutamente, capita spesso di comprare o al contrario boicottare solo per il tema e per come è trattato... vedi le millemilla limited Essence e Catrice. Ebbene sì, sono una polla XD

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    1. Ma no, non credo sia da polli decidere di acquistare qualcosa anche per il suo nome intrigante. Certo è una tecnica di marketing "cattivella" ed è sempre bene esserne consci, ma ogni tanto, consapevolmente, si può cedere!

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  8. io "China" l'avevo inteso come "porcellana".. cioè bambola di porcellana... No?

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    1. Confesso che la traduzione china=porcellana mi era sfuggita di mente all'inizio (W l'analfabetismo di ritorno...), ma se anche così fosse ciò non giustifica la confusione di elementi cinesi e giapponesi, o sbaglio? Sarebbe fastidioso se, per ipotesi, un marchio giapponese facesse una collezione mescolando Italia e Spagna come fossero un'unica nazione.

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  9. Questa riflessione è davvero acutissima. Premetto che la collezione mi è globalmente piaciuta anche se non ho acquistato niente. Francamente non sono stata molto a pensare sull'ispirazione però effettivamente ora che tu mi ci fai pensare hanno cappellato alla grande. Mi delude molto il fatto che un brand così strutturato prenda dei granchi simili anche perché, come dici tu, sicuramente dietro alla creazione della linea ci sono professionisti profumatamente pagati. Una cosa che non sopporto è la superficialità della conoscenza e questo ne è un lampante esempio!

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    1. Grazie Siboney. Anche a me la collezione è piaciuta e, nonostante tutto, se ci fosse stato qualche prodotto per me "necessario", avrei acquistato comunque.

      Dubito che alla Pupa leggano il mio blog, ma dato che non sono l'unica ad aver espresso perplessità su questa rappresentazione dell'oriente, spero che tengano conto dei nostri pareri e ne approfittino per crescere e migliorare.

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  10. Devo dirti la verità, io ho avuto le tue stesse perplessità.. e non solo con la linea China Dolls ma anche con la Lavish Oriental che di Orientale ha solo il nome!! Credo che sia un flop piuttosto marcato... Non penso boicotterò questa collezione solo per il nome non corretto ma sicuramente la vedo come una grossa caduta di stile per un'azienda seria ed affidabile come Pupa.. nonchè ricca e che si può permettere di avere impresari di marketing un po' più preparati... Anche io penso come te che abbiano creato prima la collezione e poi gli han dato un nome a caso, che facesse scena, che fosse carino, che fosse facile da ricordare... ma che non c'entrasse niente di niente con la collezione!!!! Mi dispiace perchè credo sia un grossissimo strafalcione... Ad ogni modo la collezione a me è piaciuta moltissimo...

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    1. A me le collezioni Kiko danno sempre questa impressione di "nome appiccicato a caso", sai? Per esempio: sto usando quotidianamente uno dei matitoni della Blooming Origami, ma non c'è nulla di giapponese, origami o fiorito! :D

      Perlomeno loro si mantengono sempre sul generico, e finora non hanno fatto strafalcioni così grossolani... Che io ricordi, almeno.

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  11. Hai scritto davvero un post fuori dall'ordinario,complimenti!

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  12. Ci vorrebbe un applauso perchè è evidente che quelli di pupa non hanno fatto un buon lavoro con questa limited (che poi a volerla dire tutta me non piace quasi niente, solo uno smalo che non comprerò perchè ne ho più di 150! E non so più dove metterli XD).
    Questa cosa della China Doll non la sapevo, ti ringrazio :)

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    1. Grazie mille Rael! Come ti capisco, neppure io ho più spazio per gli smalti... Ma ne ho comprato uno pure l'altro giorno! Urge un nuovo contenitore di latta.

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  13. Oddio hai riassunto ciò che avevo pensato in un angolino del mio cervello con una capacità argomentativa che io ci avrei messo un anno. Favolosa!!!! Pupa la evito più che posso, ammetto che i colori della collezione mi piacciono ma! I riferimenti scrausi alla cultura del Giappone-Cina-tanto sono uguali, da nipponista quale sono mi stanno altamente sulle scatole. In più quel tristissimo sessismo potevano tenerselo, ce n'è già abbastanza ...

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    1. Addirittura! Grazie, sei gentilissima.

      Immagino, è assurdo realizzare una collezione incentrata su un tema sensibile e così amato senza documentarsi... Non credo che tu sia l'unica che ha deciso di non acquistare per questo motivo.
      Sullo stereotipo sessista, credo (spero!) che non lo sapessero. Epic fail, insomma!

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  14. Ho letto il post tutto d'un fiato dal cellulare e son corsa al pc per dirti che io personalmente non mi ero accorta di nulla (pur avendo letto i nomi dei prodotti in 50000 blog) e mi sono vergognata come una biscia (le bisce si vergognano?)! Ora guardando la collezione da questo punto di vista la trovo decisamente poco "pensata", proprio come se avessero schiaffato dei nomi a caso solo perché suonavano bene. Devo ammettere che visivamente è piaciuta molto anche a me e non ho preso nulla solamente perché non me ne farei niente di un altro ombretto o di un altro rossetto! Una cosa però mi ha dato fastidio fin dall'inizio, perché cavolo Pupa e Kiko sono uscite con lo stesso tema autunnale?
    P.s.: mi sono persa la collezione di smalti dedicata alla Sardegna! Ma..ma...che nomi sono?

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    1. Nulla di cui vergognarsi, immagino che fidarsi degli altri sia nella natura dell'essere umano: praticamente tutti noi ci fidiamo e non passiamo troppo tempo a pensare sui messaggi che ci vengono veicolati, perlomeno non per cose frivole come i cosmetici.

      Come scrive sopra Marialuisa, l'oriente "tira"; in questi giorni ho ricevuto Marie Claire e un intero volume del mensile è dedicato all'oriente. Kiko mi ha sempre dato l'idea di non pensare troppo le sue collezioni, anche la Lavish Oriental ha ben poco di orientale e di autunnale... Gli smalti olografici senza il sole si spengono, che senso ha proporli per novembre?

      Riguardo gli smalti dedicati alla nostra isola... Boh! Sono nomi di piante estere, tra cui l'aloe... Ma i nomi della macchia mediterranea sono così brutti?

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  15. Ahahah, come al solito quì ci sarà lo zampino di qualche esimio esperto di comunicazione... tra la'ltro pure io mi sono laureata in tale materia, quindi il che è tutto dire! Davvero, ma come caspita si fa a fare certi stafalcioni, bastava documentarsi un minimo! Secondo me hanno preso quattro elementi a caso che riguardassero l'oriente, tanto secondo loro il pubblico è mediamente composto da ignoranti e non capisce... lasciamo perdere, vah!

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    1. Più che ignoranti, credo che sia idea comune che la scelta di acquistare un cosmetico dipenda più da altri fattori; in buona parte ciò è vero e sacrosanto (un ombretto è pur sempre un prodotto da utilizzare, non un feticcio), ma un poco di cura non guasta mai.

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  16. post interessantissimo, già più volte ho letto queste riflessioni in giro per il web... ho notato che in questi ultimi anni le case cosmetiche sono interessate a mettere sul mercato un alto numero di collezioni, senza però preoccuparsi della varietà dei prodotti presentati e cercando di vendere chiamandole limited edition... da essence e kiko posso anche aspettarmelo ma pupa è un po' più vecchia, la trovo anche da sephora e mi aspetterei un comportamento un po' più serio, non continuamente legato alla novità piuttosto che alla qualità... non sempre le persone che lavorano a un progetto ne sono informate, secondo me perché pensano che il consumatore medio non si preoccupa tanto del nome, o del colore legato alla stagione, quanto al fatto di avercelo quel prodotto..

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    1. Concordo, rispetto a quando iniziai ad interessarmi al trucco (una decina di anni fa) le edizioni limitate sono ormai un appuntamento fisso per tutti e molti marchi non aspettano neppure il cambio di stagione per proporre una nuova collezione; inoltre c'è anche più attenzione al trucco e smania di accaparrarsi l'ultima uscita, a volte senza riflettere neppure su quanto ci possa realmente essere utile quel prodotto. Figuriamoci far caso ai nomi e alle descrizioni promozionali.

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  17. Post interessante, davvero; purtroppo anche io ho notato che va molto "l'oriente" in generale, che sia Cina, Giappone o Hong Kong poco importa. Naturalmente tutto quel che c'è nel mezzo, poi, non esiste =_=.
    Sul Kimono Pink sono quasi svenuta...Ma quella delle bambole tedesche non la sapevo :)
    Confesso di non aver mai boicottato nulla perché i prodotti c'entravano con il tema come i cavoli a merenda, ma forse perché è difficile che accada (o meglio, di solito i temi sono talmente generici che vogliono dire tutto e niente).
    Sono d'accordo sul fatto che "i signori pagati per pensare le collezioni" si potrebbero sforzare un po' di più, ma ahimé temo che si impegnino a modo loso, seguendo la legge del mercato: alla fine a loro conviene di più affibbiare a un ombretto un nome che ispiri immediatamente "orientalità" piuttosto che dargli un nome specifico e corretto, ma che magari nessuno conosce.
    Che tristezza, eh?

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    1. Dare nomi che nessuno conosce non è ugualmente una scelta che paga, ma con tutti i nomi possibili e immaginabili che esistono qualcosa relazionata alla Cina (o a qualunque cultura dell'estremo oriente si riferiscano) si trova!

      Neppure io ho mai fatto boicottaggi, a dire il vero ho seri dubbi sull'efficacia di queste proteste e poi, in fondo, si parla di trucco.

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  18. Questo l'oriente tira più che mai, hanno creato la collezione e sicuramente gli serviva un nome "orientaleggiante" così qualche buontempone ha tirato fuori "China Doll", sono settimane che mi chiedo cosa caspita c'entrano i colori scelti con le bambole di porcellana, la Cina, le geishe e questa vaga idea di Oriente!
    Condivido anch'io il post, apprezzo molto queste riflessioni.

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    1. Grazie Daniela.

      Bizzarro che nel 2012, con globalizzazioni e melting pot, qualcuno abbia ancora una "vaga idea" di oriente...

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  19. Beh, Neve ha fatto la Summer in India che io ho ribattezzato Summer in Casalpusterlengo, perché a conti fatti è forse più rappresentativa della ridente cittadina del lodigiano che del paese della festa dei colori, di Varanasi e Mumbai (e anche descriverlo così è limitante). E Kiko la Lavish Oriental: ndo mizzeca sta l'oriente pure lì?
    E ok che lo stereotipo vende, un po' come le odalische nei quadri dell'Ottocento, però documentarsi male non fa, porta anche a produrre cose più originali, pensa te!

    Va detto che l'Oriente da noi è, come diceva Takiko, visto ancora con sguardo eurocentrico. Buffo, perché siamo uno dei popoli che più spesso subisce gli stereotipi (vedi l'esempio degli smalti da te citato) e da cui altrettanto spesso ci premuriamo di distaccarci o di contestare infervorandoci tantissimo.

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    1. Summer in Casalpusterlengo, muoio dal ridere! XD

      A mio parere, Kiko da sempre utilizza ispirazioni molto poco "specifiche" per le sue collezioni, anche la Blooming Origami alla fine non aveva nulla di fiori, carta e origami. E Lavish Oriental vuol dire tutto e nulla. Per non parlare dei nomi che, a parte qualche raro caso, sono sempre del tipo "Glossy Pink", "Deep Blue"...

      Esatto, basta confondere il nome di una focaccia con quella tipica del paese vicino e apriti cielo...

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  20. Gran bel post, complimenti!
    Che dire? Era balzata all'occhio anche a me la discrepanza tra il nome della collezione e la sua presentazione più sul giapponese andante, ma mi ero mentalmente liquidata la questione pensando che con 'China Doll' loro intendessero davvero un semplice 'bambolina cinese' e che fosse (l'ennesimo) caso di confusione tra culture orientali. È vero quanto ha scritto già un'altra ragazza, che spesso si considera l'Oriente tutto come una realtà lontana, indefinita e si usano termini come Cina - Giappone quasi come fossero interscambiali o sineddoche/sinonimi per "Oriente", anziché realtà ben differenti e definite. Credo però che la cliente media non faccia neppure caso a queste cose e guardi il nome (accattivante o meno) ed i colori, presi in modo scollegato, a parte, e stop.
    Non mi è mai capitato di boicottare una collezione per motivi simili ma sicuramente il pressapochismo o il non azzeccare il tema di una collezione non me la fa balzare all'occhio, mi perde "fascino" e quindi non sono invogliata all'acquisto. Viceversa, nomi o tematiche ben sviluppate mi invogliano un sacco. Vedasi, appunto, alcuni blush Nars che inizialmente ti attirano a cercare ulteriori informazioni già solo per i nomi, gli smalti OPI che hanno spesso nomi ben studiati e originali o anche alcune (ma poche e soprattutto vecchie) collezioni di Mac.

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    1. Curioso notare come siano spesso i marchi di alta fascia a produrre collezioni più accurate; anch'io sostengo che porre un po' di attenzione a questo aspetto possa "alzare" l'immagine di un marchio e portare qualche cliente in più.

      Poi, per carità, le cantonate le prendono anche loro.

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  21. Complimenti per il post! Pur non essendo appassionata orientalista (si dirà così?) non credo ci voglia molto per distinguere Cina e Giappone. Suvvia!
    E pensare che c'è gente - teoricamente - pagata appositamente per pensare a queste cose. Da un marchio come Pupa ci si aspetterebbe qualcosa di più (magari anche di più fantasioso) e lo stesso vale per la Lavish Oriental di Kiko (che secondo me con gli olografici ci sta come i cavoli a merenda).
    A me è successo di comprare uno smalto per il nome (e in alcuni casi è stata una cantonata) o farmi conquistare da un packaging particolare però non sarà di sicuro questo il caso!

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    1. Grazie!

      Neppure io sono una grande appassionata di culture orientali, ma giustamente certe nozioni sono ormai familiari anche qui (vedasi il successo di libri e film come "Memorie di una geisha").

      La connessione tra la Lavish Oriental e gli olografici mi è oscura, a maggior ragione dato che parliamo di una collezione autunnale (e gli holo senza sole diventano tristi tristi). Forse Kiko (come Essence) propone certi prodotti nelle collezioni più per sondare il terreno in vista di un eventuale lancio degli stessi nella collezione permanente.

      Mi hai ricordato che avevo intenzione di acquistare uno smalto costoso e che non mi sfagiola moltissimo solo perché porta il mio cognome...

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  22. Il "china" del nome, come ha già scritto thellamenta, indica la porcellana (si dice così nei paesi anglosassoni per indicare quel materiale).
    E la porcellana è cinese, quindi il nome è giusto.

    In generale non vedo tutti questi errori grossolani e non "percepisco" il Giappone, la collezione rimanda chiaramente alla Cina: c'è il blu Cina, appunto, la giada (uno dei più noti simboli cinesi), il rosso lacca (e non).

    "geisha" e "kimono": a voler essere precisi, la cultura giapponese ha derivato tantissimi aspetti da quella cinese, BEN più antica, ed entrambe le cose esistevano già prima nella società cinese (un esempio: http://wiki.answers.com/Q/What_is_a_Chinese_geisha0, con relative fonti linkate in calce).

    Quindi, è la cultura popolare a voler associare per forza il kimono e le geishe solo al Giappone; certo potevano usare il nome cinese, a 'sto punto, ma non li avrebbe riconosciuti nessuno.

    No, tranquille, la Pupa non mi sta pagando :D, è solo che mi sono incuriosita e alla fin fine questo "astio" lo trovo ingiustificato; possiamo parlare del fatto che spesso nomi e riferimenti siano sballati, o inesatti, o campati per aria, ma questo oggetto del tuo post non è sicuramente il caso, certamente non il peggiore, e non "tutto a casaccio" come ha frettolosamente suggerito qualcuno prima di me.

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    1. Ho letto l'articolo che hai linkato e dato un'occhiata alle fonti, ma rimango comunque del mio parere. Il Giappone nella collezione c'è, oltre a nominare i kimono, si parla di "modern geisha" nella presentazione ed è raffigurata la silhouette di una geisha sul blush.

      Sicuramente la cultura cinese ha influito su quella giapponese (anche la nostra ne è stata influenzata!), ma ciò non toglie che sia scorretto usare un termine giapponese per sostituire uno cinese. Personalmente, se il termine esatto fosse sconosciuto ai più, tenterei di farlo conoscere con una breve presentazione nei comunicati stampa o, più semplicemente, aggirerei l'ostacolo spostando l'attenzione su qualcosa di più familiare.

      Kimono e geishe sono stati ispirati da omologhi cinesi, ma questa "contaminazione" è avvenuta tantissimi decenni fa (per il kimono si parla addirittura del 5° secolo dopo Cristo), ormai si tratta di figure, usanze e abbigliamento intimamente legati al paese adottante. L'articolo stesso che mi hai linkato dice che le culture cinese e giapponese, a proposito della geisha, non possono essere agevolmente paragonate.

      Come scriveva un'altra commentatrice, Lidalgirl, siamo anche noi un paese che subisce stereotipi e approssimazioni della nostra cultura, e solitamente reagiamo in maniera piccata se fanno confusione anche solo con la cittadina vicina.

      Ti ringrazio comunque per il link, è stato interessante leggerlo.

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  23. Mi piace molto la tua analisi, molto accurata e approfondita rispetto al proclama pubblicitario che però pecca di sostanza e verità. Gli stereotipi esistono in tutte le culture e noi italiani ne siamo spesso vittime, ma in questo caso sembra più una collezione denominata per suscitare interesse piuttosto che il frutto di una scelta ponderata e sviluppata.

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  24. Amo questi post "ponderando". Fai delle riflessioni molto accurate, difficili da trovare nell'ambito del mondo delle makeup-bloggers, ma ugualmente interessanti a leggersi. Bravissima e complimenti, cars!=)

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  25. A parte Kiko od Essence è difficile che compro edizioni limitate, ma devo dire che Pupa ogni tanto sbaraglio e non solo Pupa ed effettivamente non è una cosa che gradisco. A scuola ho studiato pianificazione pubblicitaria che comprende anche la creazione del nome da dare al prodotto da quel che ricordo, e se non sbaglio, una volta scelto il target e la tipologia di prodotto si ideava il concept ossia la trama portante della campagna, non so spiegartelo bene, sono passati 10 anni da quando facevo queste cose. Però nel mio caso si tratta di creare una campagna pubblicitaria, nel caso di Pupa devono creare entrambe le cose e onestamente visto dall'esterno sembra che se ne occupino due team differenti che non si scambiano neanche le idee e i punti di vista.

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    1. Mi hai fatto tornare in mente ciò che succede in diversi campi (forse tutti): nelle scuole/università/corsi insistono su determinati aspetti ma successivamente, sul campo, si scopre che spesso vengono ignorati o presi alla leggera.

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  26. Peccato non averti scoperta prima! Complimenti per il post! Sarà che questa collezione non mi è mai ispirata particolarmente (dunque non le ho mai dato troppa attenzione, nonostante i blog siano pieni di post a riguardo), ma lo sai che non avevo proprio fatto caso a questa incongruenza? Complimenti ancora..

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    1. Grazie mille! Hai ragione, quando una cosa non interessa non c'è comunicato stampa selvaggio che tenga. Chissà quante altre collezioni hanno basi traballanti...

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